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VEDETTE

The front line of Mont Blanc

Apertura dicembre 2026

Una nuova telecabina che è anche esperienza emozionale

Il nuovo impianto di La Thuile ha l’obiettivo dichiarato di ampliare l’offerta turistica della località, offrendo a target molto diversi un’esperienza unica.

In primis andrà a sostituire due seggiovie ormai obsolete: La Combe per i principianti, e Chaz Dura per i più esperti, e sarà accessibile anche ai pedoni dando loro la possibilità di godere di una vista a 360° sulle Alpi italiane e francesi, con il Monte Bianco a troneggiare imponente su tutto il panorama durante la salita, che spazia poi verso il ghiacciaio del Rutor raggiungendo anche il massiccio del Rosa e il Cervino. 

Il principiante potrà scendere alla stazione intermedia fruendo delle piste facili in zona Les Suches, mentre gli esperti potranno arrivare in cima in maniera più rapida e confortevole. 

Inoltre la telecabina sarà aperta anche d’estate, per i pedoni e per i bikers, per i quali si stanno realizzando percorsi più semplici anche per chi è alle prime armi. 

Da dicembre 2027 sarà presente anche un ristorante e una terrazza panoramica in quota, all'arrivo della telecabina.

L'accesso ai pedoni sarà previsto già dalla stagione 2026/27 con una tariffa ridotta, proprio perché l'esperienza non potrà ancora essere completa, visto che la sommità sarà ancora interessata dal cantiere del ristorante.

credit: explore-savoie.com

Il concept architettonico

Il territorio di La Thuile, sia verso la zona del Colle San Carlo (direzione Morgex) che verso il Colle del Piccolo San Bernardo (direzione Francia) è punteggiato di strutture militari di diverse epoche, a partire dal 1600 fino alla Seconda Guerra Mondiale. 

I più iconici risalgono proprio al 1600/1700, costruiti durante le guerre Franco-Piemontesi, tra cui il Fort de la Redoute che si trova sul lato francese del comprensorio, al Col de la Traversette. Questa caratteristica territoriale, che affonda le radici nella storia di questi luoghi strategici, ha ispirato la forma architettonica che è stata ideata per la stazione di arrivo e soprattutto per il ristorante adiacente: l’idea è quella di dare un’interpretazione moderna di un forte militare, una struttura speculare in chiave contemporanea proprio al Fort de la Redoute a breve distanza in linea d’aria.

Il concept vuole quindi inserire una nuova infrastruttura legandola al contesto, non solo dal punto di vista naturalistico – con l’utilizzo di colori neutri rispetto alla roccia delle montagne su cui si troverà – ma anche dal punto di vista storico: la volontà è quella di creare una sorta di legame tra quello che si era e quello che si sta diventando. 

Un continuum narrativo che vuole significare appartenenza.

L'origine del nome

Lo studio del naming della telecabina ha voluto racchiudere in sé le diverse caratteristiche dell’opera: il concept, gli obiettivi, la proposta di un panorama spettacolare per i fruitori. 

Abbiamo quindi preso in considerazione i diversi aspetti che i punti focali sopraccitati richiamavano alla mente, in modo da poterli mescolare per arrivare ad un nome che potesse essere evocativo, unico, leggibile e legato al territorio, oltre che comprensibile nelle lingue più utilizzate sul nostro comprensorio: italiano, francese e inglese.

Il concept architettonico della lettura in chiave moderna di un forte militare ci ha richiamato la vita dei soldati e lo scopo per il quale veniva costruito: proteggere vie di passaggio attraverso il controllo visivo del territorio, facilitato dalla posizione sopraelevata in cui si edificava. Focus: vedere lontano. 

L’obiettivo dichiarato della nuova telecabina è quello di permettere anche ai pedoni di salire in quota e godere del panorama a 360° che si vede dalla stazione di arrivo e futura terrazza panoramica. Focus: vedere lontano. 

Il focus comune individuato era quindi abbastanza chiaro: far spaziare lo sguardo; prima per ragioni militari, oggi per puro piacere. 

Abbiamo quindi voluto coniugare in una sola parola il focus comune con la particolarità del concept architettonico, richiamandoci al linguaggio appunto militare: in un forte a “guardare lontano” erano le vedette.

La scelta di questo nome soddisfaceva le esigenze che ci eravamo prefissi:

  • Evocativo: la lettura moderna di un forte, dove le vedette di oggi non indossano elmetti e fucili, ma caschi da sci e bastoncini. 

  • Legato al territorio: le Vedette del Rutor sono anche due cime che svettano proprio dall’omonimo ghiacciaio, e che sono visibili dall’arrivo della telecabina.

  • Unico: un termine originale proprio perché strettamente legato al concept e al territorio

  • Leggibile e internazionale: Vedette è una parola italiana, se letta al plurale; se letta al singolare è una parola francese, con un doppio significato: vedette come vedetta al singolare, ma principalmente vedette come star (del cinema, della TV). Ecco quindi che la nostra telecabina può anche essere letta come la “star” del comprensorio. Infine in inglese la parola vedette è stata presa in prestito dal francese, anche se con un utilizzo un po’ desueto e specificatamente legato alla storia militare. A completamento, “Vedette” è in ogni caso il nome proprio di due cime che caratterizzano il nostro territorio, e quindi intraducibile in qualunque altra lingua. 

Il pay-off

Se il nome è la sintesi, il pay off è la promessa. Cosa stiamo offrendo? Un panorama strepitoso, ma certo questa definizione non sarebbe stata particolarmente caratterizzante.

Abbiamo voluto studiare un modo per esplicitare in poche parole cosa ci si può aspettare in concreto da questa esperienza, per rendere chiara ed univoca la descrizione di Vedette, sempre restando coerenti al velato riferimento al mondo militare. 

Vedette non guarda il Monte Bianco da lontano: è il primo presidio che lo fronteggia, e porta le persone esattamente lì, davanti al massiccio. Ma non siamo al cinema, siamo in un forte: quindi non in prima fila, ma in prima linea. 

Inoltre, essere in prima linea significa anche stare dove le cose accadono: un privilegio, non un rischio.

La linea, infine, è il percorso in salita della telecabina, così come la linea che segue il paesaggio, la cresta sulla quale ci si trova quando si arriva in cima. 

Il payoff scelto quindi racchiude insieme la posizione geografica, la storia del luogo e la natura dell'offerta.

74

Cabine

10

Persone per cabina

400

mt di dislivello

2

Stagioni

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